Fedro coaching: la consapevolezza operante nell'executive coaching Google+

     

    Nell’ultima tappa di questo viaggio alla scoperta della consapevolezza operante, vi parlerò della mia esperienza alle prese con l’improvvisazione jazzistica e in quanto executive coach.

    Nell’improvvisazione jazzistica il focus specifico è sulla capacità di tenere con precisione il tempo. Anche qui la consapevolezza operante ha svolto un ruolo fondamentale. Tutto parte dal riascoltare delle registrazioni di performance e sperimentare un feedback diretto e concreto. La percezione è decisamente diversa e la consapevolezza aumenta moltissimo, finalmente capisco davvero ciò che da tempo insegnanti e colleghi di band mi ricordano: accelero. A questo punto va definito l’obiettivo in termini specifici e concreti e infine, devo individuare le strategie di attuazione. Mi aiuteranno le quattro domande di cui abbiamo già parlato: Cosa mi impedisce di andare a tempo? Cosa mi occorre/mi aiuta ad andare a tempo? Cosa mi induce ad accelerare? Cosa mi impedisce di migliorare? Le risposte sono in parte tecniche ed in parte riportano alla gestione dell’ansia e a determinate convinzioni circa il mio modo di suonare. Ne scaturisce dunque una ricca serie  di distinzioni che, come sappiamo, rappresentano altrettante possibilità.

    Nella mia esperienza come executive coach a fianco di una giovane manager inserita in un team funzionale, la consapevolezza operante ha agito attraverso il riconoscimento di equivalenze di significato e l’individuazione di nuove possibili equivalenze. Il problema: un determinato comportamento che i componenti del suo team adottano frequentemente la rende furiosa, incapace di reagire in altro modo se non chiudersi in se stessa per uno o due giorni. Esplorare il rapporto di causa–effetto tra il comportamento e lo stato d’animo che ne consegue favorisce l’emergere di un altro elemento: il significato che la persona attribuisce al comportamento. Dunque la persona si rende consapevole di qualcosa che naturalmente sapeva ma ad un diverso livello di consapevolezza: ciò che la fa infuriare non è il comportamento ma il significato che in modo automatico lei gli assegna. A questo punto, procedendo come al solito con il metodo delle distinzioni vengono esplorati nuovi possibili significati attribuibili al comportamento in causa. Ripensando al comportamento, ora che la persona sa che sono molteplici le spiegazioni al comportamento che la disturbava non se ne sente più così infastidita.

    In questo caso, ancor più che nei precedenti, il cambiamento non è dovuto ad un vero e proprio piano d’azione e neanche all’adozione di un determinato nuovo comportamento bensì, semplicemente ad un cambiamento di prospettiva che a sua volta passa attraverso un salto di livello nella consapevolezza specifica di alcuni elementi all’interno di un contesto.

    E con questo post, dichiaro sufficientemente approfondito l’argomento… A presto!
    Bruno Benouski

     

    1 Comment

    • Elisabetta
      on 10 Gennaio 2014 Rispondi

      Grazie è bello leggere altri punti di vista sulla consapevolezza, anche se lontani dal mio modo di intenderla, mi danno spunti di riflessione. Secondo il mio parere la consapevolezza è osservare e accogliere le emozioni che proviamo rendendole parti di noi e capendo che esse costituiscono la creazione della realtà. Quindi renderla operante a mio avviso significa rendere la nostra parte emotiva parlante.

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