La Sfida del Coaching: La Presenza! - Fedro Google+
    Presenza nel Coaching

    Che cosa a che fare “essere presenti” con la descrizione di coaching?

    Voglio dire, se siete con qualcuno, si suppone ed è scontato che siete presenti. Quando eravamo a scuola e l’insegnante faceva l’appello, rispondevamo  “presente”, ciò significava che eravamo lì. Ma, voleva dire anche che eravamo motivati o coinvolti?

    L’ICF descrivere la Presenza nel Coaching come la capacità  di “ballare” nel momento, essere intuitivo, attingere alla nostra conoscenza e altro ancora.

    Userò un po ‘di umorismo, non per prendere in giro nessuno, ma piuttosto per creare un senso di leggerezza e per liberare la nostra energia.
    Quando ho guardato il sito VisualThesaurus.com per vedere quali altri termini venivano usati per descrivere la presenza, le parole erano  “Essere” o “essenza”. La definizione di “essere” è essere esistente (al contrario di non esistente.) Quindi, essere presente, semplificando, potrebbe significare solo essere lì.

    Quando sei con un coachee, sia di persona o via telefono, la cosa più importante  che lui vuole sentire è la tua presenza. Non che tu sia distratto o che stia giocando al solitario on-line mentre parli, etc.

    Ora so che noi, si, noi coach, non lo faremmo mai. Ecco perché le persone vogliono lavorare con noi. Ma anche gli altri dovrebbero farlo.

    Ascoltiamo, facciamo domande, invitiamo i nostri clienti a prendere rischi e a provare nuove cose. Tutto ciò non vuol dire che diciamo loro che cosa fare o che  addirittura diamo per scontato che noi sappiamo sempre ciò che dovrebbero fare. Ma se non siamo presenti con loro, non abbiamo alcun indizio su dove andare nella nostra conversazione.

    Quanti di voi  sanno “sempre” cosa dire o fare in ogni momento? E se non lo sapete spero non vi facciate punire per questo! I coach non hanno le risposte. Aiutiamo il cliente a trovare le risposte e, sì, a volte condividiamo ciò che potrebbe aver funzionato per altri in una situazione simile.

    Vedete, non c’è mai una scaletta. Si potrebbe avere un quaderno degli appunti da dare con descrizioni di coaching, aspettative, valutazioni, ecc. Ma, da nessuna parte in quel quaderno avresti una ricetta per come andrà con quella persona. L’unica cosa che può accadere è “danzare al momento“. Li sosteniamo dove hanno bisogno di essere sostenuti. È sempre giusto? Chi lo sa? Noi li incoraggiamo a muoversi attraverso le emozioni e le loro barriere e a correre qualche rischio. Forse altri nella loro vita non lo fanno neanche.

    Diamo un’occhiata alle emozioni. Quando le persone si rivolgono a noi spesso è perché sono infelici, non sentondo di avere il controllo, volendo rendere le cose diverse. Inoltre a volte vengono perché sono stati feriti in qualche modo e vogliono usare questo come catalizzatore per cambiare. In tali tematiche, ci saranno sempre le emozioni. Quanto sei a tuo agio con le emozioni degli altri? Riesci a mantenere la calma? Sai accoglierle? Sai essere empatico?Sai essere con loro?

    A volte lavoro con persone che hanno sperimentato una importante Malattia. È servita da sveglia per indurli a fare un bilancio e decidere di vivere il resto della loro vita in un modo diverso, magari lavorando in un campo diverso, o cambiando i rapporti, o muovendosi altrove.

    Ci sono molti rischi e paura per il loro cambiamento. Noi, i loro coach, abbiamo la necessità di “essere con” loro attraverso i cambiamenti.

    A mio modo di pensare, si tratta di un privilegio essere realmente con qualcuno nel momento in cui si sposta e cresce. I nostri coachee si meritano di averci per come siamo e meritano di averci presenti con loro. 

    Autore: Ann Fry, PCC, executive e personal coach

    Articolo estratto da Coaching World Issues- May 2016 (Coaching World è la rivista digitale istituzionale dell’International Coach Federation. Distribuita via email e consultabile online icfcoachingworld.com)

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