Fedro Coaching: è possibile parlare di consapevolezza operante? Google+

    Nell’ambito del coaching siamo abituati a riferirci al concetto di consapevolezza quale sinonimo di conoscenza. Conoscenza delle proprie istanze, motivazioni interne, vincoli, limiti, ambiti  e responsabilità. Conoscenza delle proprie convinzioni limitanti e potenzianti, delle risorse e via discorrendo, fino ad arrivare alla definizione dell’obiettivo e delle relative attese. Nelle fasi successive più che di consapevolezza spesso parliamo di commitment: qui vengono definiti piani operativi e circuiti di feedback che favoriscano l’azione e l’implementazione.

    In quest’ultima fase, l’individuo che ha scelto di perseguire un obiettivo ed ha definito una serie di passi da compiere per raggiungerlo, verifica la funzionalità e la disfunzionalità delle proprie azioni, registra gli eventuali gap con le attese e cerca correttivi. Tutto ciò può essere circoscritto al piano operativo: ho fatto X aspettandomi un determinato risultato, ne è giunto un altro, cosa devo fare per eliminare questa difformità? Oppure posso estrarne delle linee guida che altro non sono che generalizzazioni che potranno essere utilizzate anche in contesti che presentino delle analogie con l’esperienza dalla quale sono state tratte.

    In questo processo la consapevolezza sembra porsi a valle degli apprendimenti. Ho appreso in modo esperienziale, mi rendo consapevole dell’apprendimento, trovo il modo di applicare i nuovi apprendimenti alle future esperienze. Stiamo parlando del famoso Ciclo di Kolb, tanto usato, tra l’altro, nella formazione esperienziale, nei team building e negli outdoor training.

    E se invece spostassimo la consapevolezza a monte dell’apprendimento e quindi la utilizzassimo come fattore di scoperta di linee guida? 

    Nei prossimi post, proverò a dare delle risposte pratiche basandomi su alcune esperienze vissute in prima persona ma da posizioni percettive e ruoli funzionali diversi: in prima persona, in quanto agente-stimolo di cambiamento che come osservatore.

    Vi racconterò quindi le esperienze che ho vissuto supportando un insegnante di sci, studiando improvvisazione jazzistica e svolgendo il mio lavoro di executive coach.

    Stay Tuned!

    Bruno Benouski

     

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